p 66 .

Paragrafo 5 . Dal comune alla signoria.

     
Nel  corso  del Duecento la struttura politica dei comuni  dell'Italia
centro-settentrionale non era rimasta ferma alle originarie e gloriose
magistrature, quelle dei consoli e dei parlamenti (vedi capitolo  Tre,
paragrafo 1), ma si era venuta modificando considerevolmente.
     La  contesa per la conquista del consolato fra le consorterie pi
potenti,  formate  prevalentemente dai  cosiddetti  "magnati",  nobili
riuniti in societ militari e spesso separati da acerrime rivalit, si
era  fatta  turbolenta ed insanabile. Scontri armati  e  vendette  tra
fazioni,  come quelli che contrapposero a Firenze, nei primi anni  del
secolo, le famiglie dei Buondelmonti e degli Amidei, insanguinavano le
strade e le piazze di molte citt.
     Sul  finire del secolo, per porre fine ad una conflittualit che,
accentuata dal crescente peso economico e politico del "popolo grasso"
(imprenditori,  mercanti  e  professionisti)  e  del  "popolo  minuto"
(bottegai  e  artigiani),  era diventata causa  di  grave  instabilit
politico-istituzionale, in numerosi comuni  si  fece  ricorso  ad  una
magistratura  esterna ed imparziale, che operasse al  di  sopra  delle
parti e potesse fungere anche da paciere: il "podest". In carica  per
sei  mesi  o  un  anno,  aiutato da una sua "famiglia"  di  periti  ed
amministratori, egli sostitu i consoli, ma non elimin i consigli,  i
partiti e le fazioni
     
     p 67 .
     
     [Cartina  non  riportata: Comuni e signorie  dell'Italia  centro-
settentrionale (fine secolo  tredicesimo)].
     
     che  animavano la vita politica comunale; piuttosto si sovrappose
ad essi e ne controll gli abusi, favorendo una maggiore stabilit.
     In  molti  comuni l'affermazione del regime podestarile  coincise
con una rilevante crescita demografica ed economica e con l'ascesa del
ceto  mercantile e del ceto artigiano. Questi due ceti,  aspirando  al
governo  della citt e non sentendosi rappresentati dal  podest,  che
era   espressione  dell'oligarchia  nobiliare,  iniziarono   a   darsi
un'organizzazione politica autonoma, arrivando ad eleggere un  proprio
magistrato, il "capitano del popolo", in concorrenza con il podest.
     Mentre  le  classi dirigenti erano agitate da continui  conflitti
interni,  i  comuni si combattevano l'un l'altro per l'annessione  del
territorio circostante. La conquista del contado permetteva infatti ai
maggiorenti  non solo di avere a disposizione risorse  alimentari  per
una  popolazione  sempre  pi numerosa e di  liberare  i  commerci  da
intralci doganali e feudali, ma anche di reinvestire fruttuosamente in
terre i guadagni ottenuti con il commercio e l'artigianato.
     L'espansionismo comunale e la conseguente conflittualit  esterna
aggravarono   ulteriormente  i  contrasti   interni,   generando   una
complicata e inarrestabile successione di scontri, vendette,  sommosse
e ritorsioni, che rese
     
     p 68 .
     
     ingovernabili numerosissime citt. Si diffuse allora la  tendenza
ad  affidare, per un periodo prolungato, tutti i poteri  ad  una  sola
persona - generalmente un podest, un capitano del popolo o un potente
feudatario  -, che assicurasse una gestione energica e duratura  degli
affari  interni  ed  esterni. In molti casi questo  incarico  a  tempo
determinato  -  per  il  reiterarsi  della  delega  o  su  imposizione
dell'assegnatario - si trasform in dominio vitalizio. In tal modo, in
molte  citt  italiane  si verific il superamento  degli  ordinamenti
comunali  ed il passaggio ad una forma di dittatura personale  e,  pi
tardi, ereditaria, definita "signoria".
     Fra  la  met  del secolo tredicesimo e l'inizio  del  successivo
gran  parte  dei  comuni dell'Italia centro-settentrionale  fin  cos
nelle  mani  di signori, i quali si crearono un dominio  personale  ed
ereditario, mantenendo formalmente in vita le magistrature  cittadine,
ma  svuotandole di effettivo potere. Nell'Italia padana si affermarono
celebri  dinastie che avrebbero dominato le proprie citt  di  origine
per  lungo  tempo:  i  Visconti a Milano, gli Scaligeri  a  Verona,  i
Gonzaga a Mantova e gli Este a Ferrara.
     In  Toscana furono Pisa, Lucca ed Arezzo a consegnarsi nelle mani
di  "tiranni",  mentre  negli  indeboliti  territori  pontifici  della
Romagna  e  delle  Marche  si affermarono casate  militari  di  grande
valore, come i da Polenta, i Malatesta e i Montefeltro.
     Poche  citt, tra cui Firenze e Venezia, riuscirono a sfuggire  a
questo  processo,  evitando il dominio di un "tiranno"  ed  avviandosi
verso altre forme di potere.
     A  Firenze,  dopo  una  dura lotta culminata nella  promulgazione
degli  "ordinamenti  di  giustizia" (1293), il  popolo  grasso,  ossia
l'alta  e  media  borghesia,  si  assicur  il  governo  della  citt,
escludendo  dai  diritti  politici i magnati e  riservando  l'elezione
delle  supreme magistrature, i priori, alle arti maggiori  e  mediane,
cio  alle corporazioni mercantili e artigianali. I conflitti  interni
comunque  non cessarono: due contrapposti gruppi di potere - i  guelfi
bianchi, legati agli interessi della ricca borghesia, e i guelfi neri,
sostenuti  prevalentemente dalle casate signorili -  si  contesero  il
controllo  della citt attraverso una serie di violenti  scontri,  nei
quali  fu  coinvolto lo stesso Dante Alighieri, condannato  all'esilio
(1301) come guelfo bianco quando presero il sopravvento i guelfi neri.
     Venezia  si  distinse per la stabilit del suo assetto  politico,
perch  favorita  dalla presenza di una classe dominante  e  dirigente
compatta  ed  omogenea:  un patriziato composto  esclusivamente  dalle
grandi  famiglie dei ricchi mercanti. E soltanto nell'ambito di queste
famiglie venivano eletti i membri del "Maggior Consiglio": il  supremo
organo cittadino, che deteneva il potere legislativo, eleggeva il doge
- il magistrato di grado pi elevato - e ne controllava l'operato. Nel
1297 un provvedimento, ricordato come "serrata del Maggior Consiglio",
accentu il carattere oligarchico del regime veneziano. Esso stabiliva
infatti  che  nel  supremo  organo cittadino avrebbero  potuto  essere
inclusi  solamente  coloro che ne avessero fatto  parte  negli  ultimi
quattro  anni o che vantassero antenati ad esso ammessi a partire  dal
1172,  anno  in  cui il Consiglio era stato fondato. I  nominativi  di
coloro   che,  possedendo  i  requisiti  necessari,  potevano   essere
eleggibili, vennero registrati nel "Libro d'oro" della repubblica, che
cos  assumeva  un  ancor pi netto carattere di oligarchia  rigida  e
chiusa.
     
     p 69 .
     
     Negli  anni  successivi l'aristocrazia e la  ricca  borghesia  di
nuova  formazione, escluse dalle supreme magistrature,  tentarono  pi
volte  di ribellarsi, ma senza successo. Nel 1310 una congiura guidata
da  Baiamonte  Tiepolo spinse l'oligarchia dominante ad istituire  una
speciale  magistratura,  il  Consiglio dei  Dieci,  dotata  di  poteri
eccezionali,  che avrebbe dovuto essere provvisoria e  che  invece  si
trasform in organo permanente, incaricato di vigilare sulla sicurezza
dello  stato  attraverso un'attenta opera di spionaggio interno  e  di
dura repressione.
